Screening neuropsicologico nella Sclerosi Multipla

Appena pubblicata sulla rivista Neurological Sciences la validazione italiana del questionario di screening delle funzioni cognitive nei pazienti affetti da Sclerosi Multipla (SM).

In collaborazione con l’Unità Operativa sulla Sclerosi Multipla dell’Università di Roma Tor Vergata, è stato condotto uno studio su 122 pazienti affetti da diverse forme di SM. Lo studio ha mostrato l’affidabilità della scala MSNQ (Multiple Sclerosis Neuropsychological Questionnaire) anche in lingua italiana, rendendo disponibile sia per la ricerca sia per la clinica uno strumento utile ad identificare pazienti con SM ad alto rischio di danno cognitivo.

Mindfulness e ADHD

Uno studio appena pubblicato su Psychology & Health, in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e diverse altre istituzioni universitarie italiane, ha mostrato i potenziali effetti benefici di un trattamento di mindfulness su aspetti comportamentali e qualità del sonno in un gruppo di bambini con ADHD.

Venticinque bambini con ADHD di età compresa tra 7 e 11 anni sono stati sottoposti per tre volte a settimana per otto settimane, a due diversi programmi: un training mindfulness (15 bambini) e una condizione di controllo attivo (10 bambini). I risultati hanno mostrato degli incoraggianti effetti positivi sia sul sonno sia sulle misure comportamentali limitatamente al gruppo che aveva seguito il programma basato sulla mindfulness.

Sebbene preliminari, questi risultati indicano che il training basato sulla mindfulness è uno strumento promettente per migliorare diversi aspetti comportamentali nell’ADHD.

Sonno e umore in un gruppo di detenuti italiani

 

 Uno studio da poco pubblicato su International  Journal of Environmental Research and Public Health, in collaborazione con l’Istituto Penitenziario di Lanciano (CH), ha puntato a investigare la qualità del sonno e le caratteristiche psicologiche relative allo stato dell’umore in un gruppo di detenuti appartenenti a regimi detentivi di diverso tipo.
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I risultati hanno mostrato che tutti i partecipanti riportano una ridotta qualità del sonno accompagnata da lievi sintomi di ansia e depressione. In generale, nel campione studiato appare essere presente un livello moderato di insonnia. Inoltre sembra che il tempo totale trascorso in prigione possa avere una funzione paradossa di stabilizzazione dei disturbi ansiosi e dell’insonnia.
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Maggiori informazioni potranno essere ottenute da studi più approfonditi (alcuni attualmente in corso di sviluppo) capaci di valutare anche quantità e struttura del sonno nella popolazione carceraria.
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Gioco d’azzardo patologico e ADHD in un modello animale.

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Uno studio da poco pubblicato su Progress in Neuropsychopharmacology & Biological Psychiatry, in collaborazione con i colleghi del Center for Behavioral Science and Mental Health dell’Istituto Superiore di Sanità (Roma), ha puntato a comprendere se una particolare tipologia di ratti (i cosiddetti NHE) possono essere un utile modello per lo studio della vulnerabilità al gioco d’azzardo patologico in individui con ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività).

I dati presentati suggeriscono un ruolo differenziato per le porzioni ventrale e dorsale dello striato, una struttura fondamentale per la comprensione delle dinamiche interne al sistema della ricompensa. I ratti NHE appaiono quindi un valido modello per lo studio degli aspetti comportamentali e neurobiologici che collegano il deficit d’attenzione, il gioco d’azzardo (gambling) e le possibili dipendenze da sostanze. Tali relazioni potranno fungere da utile guida in futuri studi sulla vulnerabilità alle dipendenze in soggetti umani.
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Malattia di Huntington e funzioni esecutive

Due recenti studi, in collaborazione con i colleghi dell’Unità Huntington e Malattie Rare dell’IRCCS-Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza (San Giovanni Rotondo, FG) e del CSS-Mendel (Roma), hanno mostrato per la prima volta un coinvolgimento delle funzioni esecutive in pazienti con malattia di Huntington “premanifest“, cioè precedentemente alla manifestazione clinica vera e propria.

Nel primo, pubblicato su Parkinsonism and Related Disorders, si è osservato un iniziale deterioramento delle funzioni di switching dell’attenzione, un’abilità che ci permette di passare da un compito ad un altro e che risulta, se colpita, particolarmente invalidante nella vita di tutti i giorni. Soprattutto per individui che non manifestano ancora alcun sintomo significativo della malattia. Nel secondo, apparso sulle pagine di Frontiers in Psychology, abbiamo invece riportato un effetto a carico delle funzioni di decision making di tipo economico. I risultati hanno mostrato nei pazienti un comportamento più cauto e dei tempi di decisione più lenti nelle decisioni economiche. Questo “stile comportamentale” è interpretabile come il segnale di un’iniziale disregolazione esecutiva che può essere associato a quanto osservato nello studio sulle funzioni attentive.

Considerando che queste attività hanno ovvie implicazioni per la vita quotidiana, i nostri studi indicano la necessità di sviluppare ed avviare programmi di riabilitazione cognitiva precoci, già a partire dallo stadio premanifest della malattia.

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Luce a LED e vigilanza

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Negli ultimi tempi si parla sempre più di luce a LED (Light Emitting Diode) e degli effetti che questo tipo di luce può avere sul funzionamento psicologico e cognitivo degli individui esposti. In questo studio pubblicato sulla rivista Building and Environment in collaborazione con colleghi delle Facoltà di Ingegneria e di Psicologia di Sapienza Università di Roma, abbiamo confrontato due diversi tipi di luce a LED, una “fredda” e una “calda”, valutando gli effetti su vigilanza, sonnolenza e umore.

I risultati hanno mostrato un effetto positivo della luce “fredda” limitatamente alle prestazioni ad un test di vigilanza visiva. Questo dato lascia aperto l’interesse per lo studio degli effetti di esposizioni prolungate (sui luoghi di lavoro, o nelle abitazioni durante la sera) a questo tipo di illuminazione, effetti che possono mostrarsi sia a carico delle funzioni cognitive sia sui ritmi circadiani e sulla qualità e quantità del sonno successivo.

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Sport e Funzioni Esecutive

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Recentemente su Human Movement Science è apparso un nostro lavoro con colleghi delle Università di Napoli “Parthenope” e di Catanzaro sulla rilevanza di studiare e comprendere le abilità mentali degli atleti di pallavolo. Nello specifico alcuni specifici ruoli nella pallavolo mostrano di avere delle particolari abilità di switching dell’attenzione (prontezza e accuratezza nel passare da un compito ad un altro). Questa misura di flessibilità cognitiva sembrerebbe anticipare la qualità delle prestazioni e potrebbe facilitare la definizione di veri e propri “stili cognitivi” degli atleti.

Tali “stili cognitivi” possono rivelare la loro utilità  sia per reclutare i nuovi atleti, sia per indirizzarli al ruolo più adatto a loro, sia, infine, per per sviluppare programmi di allenamento personalizzati.art2

Recente studio su emozioni e Sclerosi Multipla

Uno studio appena pubblicato su Multiple Sclerosis and Related Disorders e condotto in collaborazione con IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza-Istituto Mendel, Policlinico ‘Tor Vergata’ di Roma, Università Campus Bio-Medico di Roma, Istituto Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR e Università della Pennsylvania ha mostrato che in una forma specifica di sclerosi mutipla (la Relapsing Remitting MS o RRMS) esiste una particolare elaborazione delle informazioni emozionali. Nello specifico i pazienti sembrerebbero elaborare le immagini emotigene in maniera più approfondita rispetto ai controlli sani.

Questo effetto si ipotizza essere il riflesso di un meccanismo compensatorio a livello cerebrale che si avvia già nelle fasi iniziali della malattia e che può essere utile per una più approfondita comprensione della malattia e della sua potenziale evoluzione.

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